Una vera e propria associazione a delinquere avrebbe agito intorno alla gestione del Parco Cimino. Una associazione composta da oltre dieci persone, che avrebbe avuto tra i suoi promotori anche l’ex sindaco Rossana Di Bello e l’allora vicesindaco Michele Tucci, oggi parlamentare dell’Udc. Con loro, a muovere le fila della presunta associazione, ci sarebbero stati anche l’ex dirigente delle risorse finanziarie, Luigi Lubelli, il funzionario comunale Santo Barracato e l’imprenditore Giuseppe Ladiana, amministratore della Day Service, la società alla quale fu affidata la gestione del Parco. Questa almeno è la tesi del pubblico ministero Pietro Argentino, titolare dell’inchiesta nell’ambito della quale sono stati notificati ventiquattro avvisi di garanzia. Le ipotesi di reato contestate variano, a seconda dei casi, dall’abuso di ufficio al falso ideologico, dalla truffa pluriaggravata al furto pluriaggravato, fino al peculato ed alla corruzione per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e riciclaggio in danno del Comune. Alla Day Service, nel corso degli anni di gestione di quel polmone verde, sarebbe stato procurato un ingiusto profitto pari a complessivi 4.264.845,58 euro con possibilità di percepire ulteriori somme per 1.195.298,84 euro. Un fitto intreccio di fatture fittizie, lavori non eseguiti, costi gonfiati e caricati sul Comune e che invece avrebbero dovuto essere, per contratto, a carico della società di Ladiana. Una torbida storia di ordinario saccheggio delle casse pubbliche munte in questo caso anche per pagare lavori eseguiti nelle abitazioni private di alcuni degli indagati protagonisti dell’inchiesta. Questa volta però al centro delle indagini è finito anche il livello politico, nelle sue massime espressioni: gli allora vertici di Palazzo di Città, Rossana Di Bello e Michele Tucci. Secondo quanto sostenuto dal pubblico ministero, infatti, sarebbero stati loro – gli ex sindaco e vicesindaco – i terminali di queste operazioni ritenute illecite. Lo scopo di questo presunto intreccio sarebbe stato infatti anche quello di reperire fondi per le loro campagne elettorali. Tra i generosi contribuenti ci sarebbe stato lo stesso Ladiana che avrebbe formato una lista civica a sostegno della candidatura della Di Bello. Nell’inchiesta sono finite anche due figlie di Ladiana: avrebbero svolto il compito di trasferire e reimpiegare le somme percepite indebitamente dalla Day Service, in modo da ostacolarne l’identificazione della provenienza. Una vicenda, quella della gestione del Parco Cimino, nata viziata fin dal principio quando l’allora dirigente del Governo del Patrimonio, Antonio Liscio, avrebbe falsamente attestato l’affidamento alla Day Service di strutture per 382 metri quadri. In realtà, secondo quanto ipotizza il pubblico ministero, la superficie coperta data in affidamento era quasi del doppio e cioé 600 metri quadri. Non solo. Nell’atto di affidamento si by-passava la preventiva autorizzazione del Demanio dello Stato, lasciando al solo Settore Governo del Patrimonio il potere di autorizzare i lavori per realizzar migliorie all’interno del parco. Con la clausola che se fossero stati realizzati interventi migliorativi, al concessionario sarebbe stato riconosciuto lo scomputo dei canoni concessori, in violazione delle regole sulle gare pubbliche. La Day Service, nel corso degli anni avrebbe così ripetutamente incassato somme dal Comune per lavori, servizi e fornitura di materiali in assenza di determine dirigenziali e grazie alla compiacenza dei funzionari che invece autorizzavano la liquidazione degli importi richiesti. Il più delle volte si sarebbe trattato di lavori inesistenti e comunque di somme non dovute perché nella convenzione tra Comune e società quegli interventi avrebbero dovuto essere a totale carico del gestore e non del Comune. A volte l’ente municipale avrebbe liquidato più volte somme per gli stessi lavori mai eseguiti. Così a vario titolo sono finiti nell’inchiesta dirigenti e funzionari che hanno ricoperto nel corso degli anni ruoli chiave nel Governo del Patrimonio, nei Lavori Pubblici e nel Settore Finanze. Nomi del resto già noti alle cronache del caso Cimino: Antonio Liscio, Luigi Lubelli, Carlo Patella, Santo Barracato, Cosimo Damiano Borsci e poi ancora Giuseppe Licciardello, Michele Mirelli, Nicola Gravina, Fernanda Prenna. Tra gli indagati figurano anche l’ex direttore generale Franco De Feis e l’ex segretario generale Luigi Spada. Spunta anche il nome di Mimmo Nevoli, già consigliere comunale ed assessore ai lavori pubblici, al quale viene contestato di aver rilasciato false dichiarazioni agli investigatori nel tentativo – questa è l’accusa – di aiutare alcuni degli altri indagati. Nomi che in alcuni casi risultano implicati anche in altre scottanti inchieste che hanno travolto l’attività dell’amministrazione comunale a guida Di Bello-Tucci. Nel vortice giudiziario sono finiti anche titolari di altre società, come Francesco Delli Santi e Rosario D’Oronzo, che avrebbero partecipato al giro di fatturazioni finite sotto la lente degli investigatori. Nelle pieghe dell’inchiesta spunta anche il caso di Santo Barracato, accusato di truffa per aver intascato 73 mila euro dal Comune per retribuzioni e indennità non dovute, grazie alla complicità di un funzionario della ragioneria che materialmente compilava i cedolini paga. Numerosi poi i tentativi di diversi indagati di nascondere le cifre percepite illecitamente attraverso operazioni bancarie di acquisto di titoli per i quali il pm ha intravisto il reato di riciclaggio.
ORA TOCCA AL CASO “STIPENDI GONFIATI”
Ciao, non voglio fare la guastafeste, però almeno cita il giornale da dove copi le notizie. trasparenza è anche questo, o no?