di P.Inno, Napolitano, Vozza – 25/04/2009
Dalla fine di gennaio, le loro strade si sono separate. Ma Vittorio Galigani e la Taranto Sport tornano a parlarsi, in qualche modo. Tornano a lanciarsi occhiate cariche d’effetto, condite da un pizzico di rabbia e di dubbia indifferenza. Tornano a parlarsi, a confrontarsi. Non lo fanno attorno un tavolo ma affidandosi a messaggi lanciati nel cielo, forse non luminosi come fuochi d’artificio, ma certo roboanti come tuoni. Messaggi che, una volta giunti al suolo, qualcuno saprà cogliere e coltivare, qualcuno vorrà interpretare o farà finta di nulla. Quando Pagni maledice luglio per la debolezza intrinseca del Taranto, Vittorio Galigani non può far finta di non aver sentito. “La sua gioventù gli fa dir cose che sarebbe meglio tacere” – precisa l’ex diggì rossoblu. Ed allora, Vittorio Galigani decide di raccontare la sua verità, sollevando appena il coperchio di una pentola bollente e pronta a partorire storie in parte già note, in parte sconosciute. Senza forzare la mano, perché forse, altrimenti, scatenerebbe la burrasca. “Ora sono sereno” – afferma Galigani. “Se ho deciso di venir via da Taranto è perché volevo tirarmi fuori da situazioni ingombranti di cui, in fondo, non ero responsabile”.
Appena dopo la partita, Pagni ha definito “figlia di luglio” la rovinosa sconfitta di Lanciano. Cosa risponde Vittorio Galigani all’attuale ds del Taranto?
Direi che Pagni, con la sua gioventù, si lascia andare ad esternazioni che nulla hanno a che fare col Taranto attuale. Invece di guardare ad aspetti che non gli competono, Pagni dovrebbe pensare soltanto alla sua gestione. In quel periodo Pagni non c’era e non può sapere cosa stesse accadendo in società, né come e perché si fosse arrivati a certe scelte. Evidentemente, Pagni dimentica che quella squadra – dopo sette giornate di campionato – era quarta in classifica e nel pieno giro dei play off. Davvero, non comprendo come ci si possa lasciare andare a certe dichiarazioni. Mi meraviglio … Ma la gioventù, alle volte, porta a fare certi errori, a coprire le proprie nefandezze cercando di scaricare su altri le proprie responsabilità.
Al l tavolo dei colpevoli, quindi, lei non ha voglia di sedere …
Semplicemente, io ho deciso, ad un certo punto, che non volevo più esser coinvolto in scelte che non ritenevo consone al prestigio della città. Così ho deciso di farmi da parte.
A quali scelte si riferisce?
Per tanto tempo ho dovuto affrontare certe situazioni in prima persona. Ma mi ero stancato di vedere che non si riusciva a venirne fuori. Ecco perché ho scelto di allontanarmi. Ma, come si suol dire, il tempo è galantuomo ed allo stato attuale vedo riaffiorare le stesse difficoltà che ho dovuto sopportare io in passato.
Vogliamo chiamare col loro nome queste difficoltà?
Gestione dello spogliatoio, gestione dei risultati: io contestavo che certi giocatori dovessero rimanere a Taranto perché, secondo me, non potevano più restare. Bene, quei giocatori sono rimasti. Altri, invece, che a mio giudizio non dovevano andar via, sono partiti. E poi, ci sono aspetti di gestione societaria di cui non ho parlato prima e di cui non intendo parlare adesso.
Non ha mai pensato di avere pagato anche per colpe di cui non era responsabile? La questione stadio, ad esempio …
Io già sapevo quel che sarebbe accaduto nella vicenda relativa agli steward. Fu, quella, una vicenda presa con troppa leggerezza, nonostante i miei sforzi per far comprendere le difficoltà che sarebbero sorte per il mancato rispetto della normativa per lo stadio, gli steward, l’impianto antincendio. Puoi metterci tutta l’applicazione che vuoi, ma se il tuo interlocutore non vuole intendere, è chiaro che le cose non possono andare avanti. Questo è uno dei tanti motivi che mi hanno portato alle dimissioni. E poi, ripeto, sono andati via giocatori che dovevano restare mentre altri che, secondo me, non erano più degni della maglia del Taranto, sono invece rimasti.
Se la sente di fare i nomi dei giocatori a cui si riferisce?
Non mi pare il caso. Dal 27 gennaio, giorno delle mie dimissioni, non ho più visto giocare il Taranto. Leggo poco i giornali locali perché difficilmente sono a Taranto, ma da quello riesco a captare quando sono in città, mi sembra di capire che le critiche s’indirizzino sempre in determinati ruoli e settori. Sono andati via dei giocatori verso cui non c’era più fiducia, alcuni non sopportavano i ritardi nel pagamento degli stipendi, altri non s’erano ambientati bene. Ne sono arrivati di nuovi, cinque in tutto. Ma mi pare che i risultati siano sotto gli occhi di tutti …
Non crede che Dellisanti sia stato allontanato in maniera troppo affrettata? Non era, forse, più giusto concedergli ancora una chance?
Questa è una storia che andrebbe valutata nella sua interezza più totale. Dellisanti viene allontanato dopo che la squadra aveva raggiunto una posizione play off a cui avevano fatto seguito la gara contro la Paganese, poi quella di Perugia, infine quella interna contro il Crotone. Tre sconfitte consecutive, con tutte le polemiche di corredo e con i giocatori che si lamentavano perché non percepivano retribuzioni e non avevano divise per gli allenamenti. C’era, insomma, un insieme di difficoltà. In quel clima, Blasi decise di far entrare in società Franco Selvaggi. Ora, tra Selvaggi e Dellisanti non è mai corso buon sangue e, quindi, dopo la sconfitta contro il Gallipoli, Blasi e Selvaggi decisero di esonerare Franco Dellisanti. Questa è la realtà. Da lì in poi, sono passati quindici giorni prima che s’arrivasse al nuovo allenatore. Si parlava di Di Canio ma, poi, non se ne fece nulla. Selvaggi, a quel punto, ha rassegnato le dimissioni ed il Taranto s’è ritrovato senza lui e, ancora, senza guida tecnica. Io m’ero allontanato dalla squadra ed avevo smesso persino d’andare allo stadio. C’è stata, quindi, una corsa frenetica per ingaggiare un nuovo allenatore e l’unico disponibile ad allenare il Taranto è stato Paolo Stringara.
Che cosa ha pensato quando ha appreso delle dimissioni di Selvaggi, giunto come “garante”, col compito di traghettare il Taranto verso altri lidi? Anche lui ha gettato la spugna abbastanza presto …
Anche lui avrà verificato con mano che non c’era possibilità di portare avanti la gestione del Taranto.
In termini percentuali, quante possibilità ha il Taranto di salvarsi?
Se ci fosse buona volontà da parte di tutti, società, squadra, tifoseria, il Taranto avrebbe tutte le carte in regola per salvarsi. Ma, ripeto, occorre compattarsi perché la Prima Divisione è un patrimonio della città: le persone passano, i colori e la maglia restano. Io credo che ci vorrebbe buon senso: parlare meno e fare più fatti per salvare una categoria conquistata con gran sacrificio.
Crede che il Taranto, a gennaio, si sia davvero rinforzato?
I risultati, io credo, parlano da sé.
Che cosa ha pensato quando, dopo la vittoria interna contro la Real Marcianise, Blasi e Pagni annunciavano in sala stampa l’assalto alla B per la prossima stagione?
Ho pensato che si sono fatti prendere la mano. Anche in questo, poi, c’è stata una strumentalizzazione che travalica il fatto meramente sportivo. Si è andati ad operare in altri settori che nulla c’entrano con lo sport. Per me è stato fatto un errore.
Si riferisce all’ingresso di Blasi in politica?
Beh, mi pare che sia sotto gli occhi di tutti.
Lei conosce a fondo Blasi. Ci può raccontare cosa passa per la testa di un presidente che, ciclicamente, decide di smantellare e poi, puntualmente, rilancia alzando la posta in palio?
Blasi è un istintivo ed un entusiasta. Così come si entusiasma nel momento positivo, si deprime quando le cose non vanno eccessivamente bene. Certi suoi atteggiamenti, spesso, vengono fraintesi. Ma credo che, in fondo, sia lui che non vuole farsi comprendere. In passato c’è stato attrito nell’ambiente tarantino. Ora, con difficoltà, Blasi sta cercando di rimettere in piedi i rapporti interrotti. Voglio ricordare quello che è successo l’anno scorso. A gennaio, allontanato Evangelisti, abbiamo portato a Taranto giocatori validi ed abbiamo compiuto una rimonta eccezionale, arrivando a giocare la finale play off. Nonostante ciò, la società era contestata. Figuriamoci, adesso, quanto sia difficile ricucire i rapporti coi tifosi.
I suoi rapporti personali con Blasi di che natura sono?
Interrotti dal 27 gennaio.
Anche Iodice, attuale Direttore Generale del Taranto, ha rivelato di aver trovato terra bruciata attorno alla società: comunicazioni istituzionali interrotte, disorganizzazione …
Non credo di aver mai interrotto rapporti istituzionali. Cosa dire … Sono ragazzi … Quello che ho detto per Pagni, vale pure per Iodice. Quando si è giovani e si conosce poco l’ambiente, si è portati a fare dichiarazioni poco consone alla gestione di una società importante come il Taranto.
Se ne avesse la possibilità, cambierebbe qualcosa della sua storia col Taranto? Ci sono scelte che non ha fatto e che, invece, col senno di poi, sarebbe stato giusto fare?
Io ho sbagliato perché dovevo andarmene dopo la sconfitta play off contro l’Ancona. Da quel giorno c’è stato un vuoto gestionale che è durato sino a due giorni prima del ritiro di Cingoli. Non c’era allenatore, i giocatori se n’erano andati, c’era un clima di incertezza totale. Dovevo essere più risoluto ed andar via in quel momento. Non l’ho fatto, rifiutando offerte di altre società, per l’affetto che mi lega alla città, alla squadra e perché non mi sembrava corretto abbandonare Blasi a se stesso.
Ed oggi, con quale sentimento guarda alle sorti del Taranto?
Rimango tifoso del Taranto e mi auguro che possa salvarsi senza passare per la roulette dei play out.
Immaginiamo, per un attimo, che lei fosse rimasto al suo posto. Che cosa avrebbe dichiarato a seguito di una sconfitta grave come quella di Lanciano?
Non è una cosa che mi compete. Non voglio fare il professore e non voglio insegnare niente a nessuno. Se ho deciso di venir via da Taranto è perché volevo tirarmi fuori da situazioni imbarazzanti ed ingombranti. Ognuno ha il modo proprio di gestire le cose e chi c’è adesso deve essere in grado di tirarsi fuori da questa brutta sensazione che c’è.
Che cosa accade il prossimo anno per Galigani e per la Taranto Sport?
Al Taranto auguro la salvezza, sperando che attorno all’ambiente si possa creare più tranquillità. Per quel che mi riguarda, sono trent’anni che mi occupo di calcio e non credo di doverlo abbandonare proprio in questo momento. Ricevo attestazioni di stima da parte di molte società: credo che presto tornerò in sella.
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