di P. Inno e F. Friuli – 12/11/2009
Evaristo Beccalossi non era a Taranto nella notte della sfida contro la Cavese. Ma il Taranto, nelle sue giornate, non è un pensiero lontano: del Taranto conosce i progetti e gli uomini, le difficoltà e i limiti. Persino i suoi rapporti conflittuali con la stampa. Soprattutto, Beccalossi conosce a fondo Enzo D’Addario, presidente e polo decisionale della società: «Conosce tutto quello di cui ha bisogno il Taranto: non è vero che è impreparato». L’ex fantasista dell’Inter fotografa il momento del Taranto: «Non siamo in crisi, abbiamo solo bisogno di dare continuità ai risultati». Poi parla di gennaio e del mercato di riparazione: «Si vedrà, nulla è scontato. Angeloni? Per ora, andiamo avanti così…».
Non è un momento facile per il Taranto: D’Addario convoca Brucato perché è deluso dal gioco della squadra, Brucato perde le staffe con la stampa e Correa fa sapere di essere pronto a lasciare Taranto se i tifosi continueranno a fischiarlo. C’è una crisi alle porte?
«Ma quale crisi… Siamo reduci da una vittoria importante, quella di lunedì contro la Cavese. E’ vero, probabilmente pensavamo di riuscire a chiudere prima l’incontro e di fare una prestazione diversa. Ma, più di tutto, ci importava di raggiungere i tre punti per rimanere nella zona alta della classifica».
Si è fatto un’idea di quali siano i veri limiti del Taranto?
«Mah… Credo che il presidente sappia già tutto. Non è impreparato, anzi. In questi primi mesi, ha fatto grandi cose per il progetto che ha in mente. A me non piace che, dopo ogni partita, si tirino le somme e si cerchi di vedere sempre tutto negativo. Ci sono anche cose positive. Il nostro obiettivo è andare in serie B, è un dato di fatto. Ma nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i problemi in un colpo. Ci vogliono fiducia e pensieri positivi».
C’è qualcuno che, però, ha tradito le attese o non è stato all’altezza delle aspettative?
«La società sa chi può aver dato qualcosa in meno… Ma se, per esempio, prendiamo il caso di Correa, non dobbiamo dimenticare che è stato fuori per un po’ a causa di un infortunio. Anche la perdita di Innocenti ci ha procurato qualche difficoltà. Ma sono cose che, nel calcio, possono capitare. Ci sono ampi margini di miglioramento: dobbiamo lavorare in quella direzione. Piaccia o non piaccia».
Il caso di Correa, che attraverso il suo procuratore fa sapere di soffrire i fischi del pubblico, non è indicativo di una certa fragilità degli uomini-chiave del Taranto?
«Quello di Correa è un caso particolare. Probabilmente pensava che a questo punto della stagione sarebbe stato bene. Ma viene da un infortunio e non può pretendere di essere al meglio. Noi ci auguriamo di ritrovare presto il miglior Correa. Intanto, c’è un dato di fatto: domenica ha segnato e ci ha permesso di vincere. Più in generale, credo che questo gruppo sia capace di grandi miglioramenti: c’è bisogno di tranquillità ed umiltà. Non mi piace questo clima negativo…».
Di cosa o di chi è figlia questa negatività?
«Non è un mio problema. Io so soltanto che il presidente D’Addario è determinato a raggiungere gli obiettivi che ha fissato. Le critiche si accettano, a patto che non ci sia la voglia di contestare e basta. Io vedo che sono state fatte tante cose positive fino ad ora: penso a Russo, che sta facendo bene e che, fino a poco tempo fa, non era nemmeno preso in considerazione. Ed ora, invece, è un protagonista. Ripeto: ci sono margini di miglioramento e c’è un percorso che ci auguriamo essere pieno di soddisfazioni…»
Dopo Taranto-Giulianova, lei disse che a Taranto c’è troppa ansia da risultati e che, invece, i tifosi dovrebbero essere più pazienti. Non crede, però, che avere annunciato la ricerca della promozione diretta in serie B possa avere giustificato una certa ansia da parte della gente?
«In estate, D’Addario voleva solo far capire alla città che il suo obiettivo è portare il Taranto in serie B. E’ un nostro obiettivo, lo sanno tutti. E se riusciremo a raggiungerlo quest’anno, tanto meglio. Ma non dobbiamo avere questa ansia. All’obiettivo si arriva tramite il lavoro e la convinzione di farcela. Bisogna migliorare, certo. Ma bisogna vedere anche le cose positive che ci sono. Non crediate che dentro la società non si facciano delle analisi…».
Come interpreta la convocazione di Brucato negli uffici del presidente? Normale dialettica o è l’inizio di una svolta?
«Il calcio è cambiato e non è più quello degli anni Ottanta, in cui i presidenti delle squadre di calcio si vedevano poco e non parlavano mai. Oggi, i presidenti hanno contatti giornalieri con gli allenatori. Ed io credo che sia un bene: quando giocavo io, per parlare con il presidente bisognava attendere anche dei mesi. Oggi non è più così. D’altra parte, chi investe tanto in un progetto ha il diritto di parlare quando vuole con i suoi collaboratori».
E’ vero che il Taranto è vicino a Valentino Angeloni, oggi capo degli osservatori dell’Udinese, per affidargli il mercato di riparazione di gennaio?
«Non abbiamo fatto programmi. Si va avanti così, fino a gennaio. Il presidente sa già quelle che deve fare: non è detto che arrivino nuovi giocatori e non è detto neanche il contrario. Il presidente conosce tutta la situazione».
Cosa non le piace di questo Taranto?
«Io vorrei vincere tutte le partite, ma nel calcio non è sempre possibile… Io credo di aver capito dove c’è bisogno di migliorare, ma non lo sbandiero ai quattro venti. C’è da lavorare, ma la situazione è positiva. Dobbiamo dare continuità ai risultati e vincere già domenica contro il Portogruaro. Dobbiamo sempre andare alla ricerca dei tre punti…».
Tra società e stampa c’è un rapporto piuttosto conflittuale: è la stampa tarantina troppo aggressiva o si tratta di una situazione comune ad ogni piazza in cui si vogliono raggiungere obiettivi importanti?
«Ognuno ha il diritto di fare il proprio lavoro nel miglior modo possibile. Ma tutti devono avere un po’ di buon senso: penso che tutti siamo all’altezza di questo compito, siamo grandi e vaccinati. Ci vuole più positività: in fin dei conti, è interesse di tutti che il Taranto raggiunga il suo obiettivo…»
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