Una stazione DISSESTATA

12 09 2007

Il dissesto strozza la città di Taranto in ogni dove. A causa di questo male, i problemi della città aumentano e i servizi verso i contribuenti diminuiscono giorno dopo giorno.

Questa è la situazione della stazione di Taranto:

  • unico sportello della biglietteria in funzione ha l’interfono tra addetto e pubblico guasto per cui bisogna gridare il nome della destinazione e molte volte bisogna cambiare il biglietto per incomprensioni

  • nell’androne ci sono molti pannelli rimossi per lavori in corso ad autoparlanti e illuminazione

  • nella stazione risiedono parecchi cani randagi

  • L’unica fontana per dissetarsi è guasta

  • in tutta l’aria della stazione non esiste un estintore.

E PER FINIRE RICORDIAMO CHE I VIAGGIATORI DA E PER TARANTO HANNO AVUTO IL 20% DI AUMENTO NEGLI ULTIMI MESI. (segnalazione di Antonio Bosco – Segretario Territoriale Adiconsum Taranto)





EX GIUNTA DI BELLO: SCATTANO LE CONDANNE

19 07 2007
Una vera e propria associazione a delinquere avrebbe agito intorno alla gestione del Parco Cimino. Una associazione composta da oltre dieci persone, che avrebbe avuto tra i suoi promotori anche l’ex sindaco Rossana Di Bello e l’allora vicesindaco Michele Tucci, oggi parlamentare dell’Udc. Con loro, a muovere le fila della presunta associazione, ci sarebbero stati anche l’ex dirigente delle risorse finanziarie, Luigi Lubelli, il funzionario comunale Santo Barracato e l’imprenditore Giuseppe Ladiana, amministratore della Day Service, la società alla quale fu affidata la gestione del Parco. Questa almeno è la tesi del pubblico ministero Pietro Argentino, titolare dell’inchiesta nell’ambito della quale sono stati notificati ventiquattro avvisi di garanzia. Le ipotesi di reato contestate variano, a seconda dei casi, dall’abuso di ufficio al falso ideologico, dalla truffa pluriaggravata al furto pluriaggravato, fino al peculato ed alla corruzione per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e riciclaggio in danno del Comune. Alla Day Service, nel corso degli anni di gestione di quel polmone verde, sarebbe stato procurato un ingiusto profitto pari a complessivi 4.264.845,58 euro con possibilità di percepire ulteriori somme per 1.195.298,84 euro. Un fitto intreccio di fatture fittizie, lavori non eseguiti, costi gonfiati e caricati sul Comune e che invece avrebbero dovuto essere, per contratto, a carico della società di Ladiana. Una torbida storia di ordinario saccheggio delle casse pubbliche munte in questo caso anche per pagare lavori eseguiti nelle abitazioni private di alcuni degli indagati protagonisti dell’inchiesta. Questa volta però al centro delle indagini è finito anche il livello politico, nelle sue massime espressioni: gli allora vertici di Palazzo di Città, Rossana Di Bello e Michele Tucci. Secondo quanto sostenuto dal pubblico ministero, infatti, sarebbero stati loro – gli ex sindaco e vicesindaco – i terminali di queste operazioni ritenute illecite. Lo scopo di questo presunto intreccio sarebbe stato infatti anche quello di reperire fondi per le loro campagne elettorali. Tra i generosi contribuenti ci sarebbe stato lo stesso Ladiana che avrebbe formato una lista civica a sostegno della candidatura della Di Bello. Nell’inchiesta sono finite anche due figlie di Ladiana: avrebbero svolto il compito di trasferire e reimpiegare le somme percepite indebitamente dalla Day Service, in modo da ostacolarne l’identificazione della provenienza. Una vicenda, quella della gestione del Parco Cimino, nata viziata fin dal principio quando l’allora dirigente del Governo del Patrimonio, Antonio Liscio, avrebbe falsamente attestato l’affidamento alla Day Service di strutture per 382 metri quadri. In realtà, secondo quanto ipotizza il pubblico ministero, la superficie coperta data in affidamento era quasi del doppio e cioé 600 metri quadri. Non solo. Nell’atto di affidamento si by-passava la preventiva autorizzazione del Demanio dello Stato, lasciando al solo Settore Governo del Patrimonio il potere di autorizzare i lavori per realizzar migliorie all’interno del parco. Con la clausola che se fossero stati realizzati interventi migliorativi, al concessionario sarebbe stato riconosciuto lo scomputo dei canoni concessori, in violazione delle regole sulle gare pubbliche. La Day Service, nel corso degli anni avrebbe così ripetutamente incassato somme dal Comune per lavori, servizi e fornitura di materiali in assenza di determine dirigenziali e grazie alla compiacenza dei funzionari che invece autorizzavano la liquidazione degli importi richiesti. Il più delle volte si sarebbe trattato di lavori inesistenti e comunque di somme non dovute perché nella convenzione tra Comune e società quegli interventi avrebbero dovuto essere a totale carico del gestore e non del Comune. A volte l’ente municipale avrebbe liquidato più volte somme per gli stessi lavori mai eseguiti. Così a vario titolo sono finiti nell’inchiesta dirigenti e funzionari che hanno ricoperto nel corso degli anni ruoli chiave nel Governo del Patrimonio, nei Lavori Pubblici e nel Settore Finanze. Nomi del resto già noti alle cronache del caso Cimino: Antonio Liscio, Luigi Lubelli, Carlo Patella, Santo Barracato, Cosimo Damiano Borsci e poi ancora Giuseppe Licciardello, Michele Mirelli, Nicola Gravina, Fernanda Prenna. Tra gli indagati figurano anche l’ex direttore generale Franco De Feis e l’ex segretario generale Luigi Spada. Spunta anche il nome di Mimmo Nevoli, già consigliere comunale ed assessore ai lavori pubblici, al quale viene contestato di aver rilasciato false dichiarazioni agli investigatori nel tentativo – questa è l’accusa – di aiutare alcuni degli altri indagati. Nomi che in alcuni casi risultano implicati anche in altre scottanti inchieste che hanno travolto l’attività dell’amministrazione comunale a guida Di Bello-Tucci. Nel vortice giudiziario sono finiti anche titolari di altre società, come Francesco Delli Santi e Rosario D’Oronzo, che avrebbero partecipato al giro di fatturazioni finite sotto la lente degli investigatori. Nelle pieghe dell’inchiesta spunta anche il caso di Santo Barracato, accusato di truffa per aver intascato 73 mila euro dal Comune per retribuzioni e indennità non dovute, grazie alla complicità di un funzionario della ragioneria che materialmente compilava i cedolini paga. Numerosi poi i tentativi di diversi indagati di nascondere le cifre percepite illecitamente attraverso operazioni bancarie di acquisto di titoli per i quali il pm ha intravisto il reato di riciclaggio.
ORA TOCCA AL CASO “STIPENDI GONFIATI”




DISSESTO TARANTINO

4 07 2007

AMMONTA A 900 MILIONI DI EURO IL DEBITO DEL COMUNE, MA LA PARTE ASCRIVIBILE è PARI A 560 MILIONI.

SONO 555 I SUPERCREDITORI:

  • domande superiori al milione di euro 79
  • domande superiori a 500 mila euro 121
  • domande superiori a 100 mila euro 355
  • domande inferiori a 100 mila euro 4200




GROTTAGLIE si torna a volare

16 06 2007

Dal prossimo 29 giugno l’aeroporto di Taranto-Grottaglie aprirà i battenti per i voli charter destinati agli ospiti dei villaggi turistici che affollano la costa lucana e calabrese, in particolare Roseto Capo Spulico, Scanzano, Metaponto e Policoro.
L’aereo, un Boeing 737, arriverà ogni venerdì alle 13,40 per ripartire dopo un’ora.l Giusto il tempo per far scendere i passeggeri che provengono da Milnao Malpensa e imbarcare coloro che hanno terminato la vacanza nel villaggio e che rientrano a casa. La conferma la si è avuta da fonti Aeroporti di Puglia che hanno specificato che si tratta di un volo charter.
Certamente questa notizia non va nel segno delle aspettative del territorio ionico, rimasto deluso, dopo l’espletamento della gara aperta per i 4 aeroporti della nostra regione e che ha trovato vettori disposti a operare solo dalla scalo di Bari e qualcuno da Brindisi. Tuttavia la scelta della compagnia charter, Fly Lal, dimostra – ove ce ne fosse bisogno – che l’aeroporto di Taranto-Grottaglie non servirà – al momento della sua riapertura – solo la provincia ionica ma la sua riapertura al traffico civile può soddisfare le esigenze della vicina Basilicata e dell’Alto Cosentino, in Calabria. E non solo per il turismo estivo. Infatti la costa ionica calabro-lucana è un’area che sta registrando un notevole sviluppo in termini turistici ma anche di imprese agricole e manifatturiere che hanno contatti commerciali con varie città del nord e dell’Europa.

Insomma quello che non hanno visto le compagnie aeree che, probabilmente, non conoscono l’hinterland dell’aeroporto di Grottaglie, lo ha percpito questan compagnia di voli charter che, con un operatore turistico del Nord, ha avviato questo collegamento. Certo una delusione ancora maggiore per i tarantini dal momento che per questo volo settimanale su un Boeing 737 che atterrerà e ripartirà il venerdì a Grottaglie non si potrà acquistare il biglietto per ragigungere Milano

Tuttavia c’è un filo di speranza con questa recente intesa raggiunta con gli aeroporti di Bari e Foggia che potrebbe dare una prospettiva realistica al nostro scalo bocciando così queste lotte di campanile che, strumentalmente, sull’Adriatico stanno montando per timore che lo scalo tarantino possa togliere clienti. fonte: tarantosera





NON SI MUORE PER IL LAVORO!!!!!!

13 06 2007

È morto stamani il giovane operaio dell’Ilva vittima di incidente sul lavoro lo scorso 2 giugno. Si chiamava Andrea D’Alessano, 19 anni, dipendente di una ditta appaltatrice, era stato assunto lo scorso gennaio. Mentre era intento a sostituire una cassetta antincendio, il ragazzo fu colpito in testa da un pesante martello – denominato in gergo «mazzetta», pesante circa 2,5Kg – caduto da un’impalcatura a diversi metri d’altezza, forse dimenticato per errore da qualcuno, che gli sfondò il casco protettivo. Soccorso da alcuni operai, e trasportato immediatamente all’ospedale Santissima Annunziata, venne ricoverato nel reparto di neurochirurgia in stato di coma. Stamane è morto senza mai riprendere conoscenza.





Emergenza lavoro

25 05 2007

Le proteste quotidiane davanti alla Prefettura, i numerosi scioperi programmati nei prossimi giorni confermano un dato che dovrebbe essere sufficientemente noto: il lavoro è la prima emergenza di Taranto. Il lavoro che non c’è, il lavoro a nero che riaffiora paurosamente, il lavoro a rischio per gli appalti pubblici nel passato gonfiati, il lavoro da rendere produttivo, tutti aspetti con cui bisogna misurarsi. Il Comune dovrebbe essere la sede di riferimento per la cittadinanza, il punto di coesione della città, l’espressione che dovrebbe dare voce alle richieste e alla comunità. In questi giorni pero’ continuiamo ad assistere ad una campagna elettorale fatta di divisioni, carica di veleni, segnata da bugie e innumerevoli cambi di casacca. Da martedì conosceremo il prossimo governatore, colui il quale dovrà iniziare a lavorare sulla prima emergenza: IL LAVORO.





Aspettando il sole

16 05 2007

Sapevate che ultimamente a Taranto sono nati dei nuovi sport? Mi riferisco allo slalom tra i rifiuti, caccia l’insetto, salto della buca, corsa ai semafori…. (che non funzionano)
Nuotiamo in un mare di problemi; verremo gettati nuovamente in prima serata su RaiTre nel programma REPORT e il tarantino come si prepara? Beh, prima di tutto fa troppo caldo e bisogna andare a mare, poi bisogna persistere frequentando i punti Snai nell’ attesa di azzeccare la giocata vincente per EMIGRARE DA TARANTO; fare i ruffiani con quei candidati che si ripresentano alle elezioni promettendo la città più bella del mondo, darla vinta agli strozzini che si stanno mangiando l’anima delle persone sfortunate, mettersi a caccia del biglietto per la finale del Milan, i festeggiamenti dello scudetto dell’Inter e per quella della Juve a Bari tra qualche settimana. Nell’unica città in cui l’industria ha assoggettato l’ambiente, vengono ritirate le cause civili contro il Padrone dando vita continua ai tumori, sciupando la possibilità di ricevere un risarcimento materiale e morale grossissimo. Ma tutto questo i tarantini lo sanno? Continuo sempre a pensare che delle volte Taranto non si trovi in Puglia, ma solo a Taranto. Diamoci tutti da fare, prima di tutto domenica 27 c.m. A N D I A M O A V O T A R E e R i p r e n d i a m o c i l a S E R I E B

Solo in questo modo la nottata passerà e finalmente tornerà il sole per tutti !





Succede a Taranto

8 05 2007

Una mamma.
Commento:
Signor Presidente, sono una mamma di Taranto. Qui a Taranto abbiamo un dissesto che ci ha rovinato tutti. Noi lavoriamo dall’89 nelle pulizie delle scuole per soli nove mesi all’anno, l’estate stiamo a casa e non ci pagano e non si mangia. Ora la situazione sta diventando ancora più critica. Dopo tanti anni che facciamo servizio tenendo pulite tutte le scuole di Taranto, adesso che avevamo una speranza nelle nuove Ditte, da quattro ore ci vogliono passare a due ore! Come si fa? Siamo tutti disperati, non sappiamo a chi rivolgerci, chiediamo aiuto a Lei, Presidente. Io sono una vedova, ho 48 anni e con 4 figli che mantengo, compresi i nipoti, con appena 500 euro al mese. Mio marito era un pescatore non assicurato e per guadagnare qualcosa é morto in un incidente stradale a 44 anni. Non prendo pensione. Sono disperata, quante volte la vorrei far finita! Ma penso ai miei figli e rifletto su come farebbero senza di me. Presidente, Le sto scrivendo questa lettera con la speranza di sapere qualcosa per Taranto. Lei ha detto di essere una persona che va con i poveri, allora faccia qualcosa per Taranto, perché anche noi siamo degli esseri umani! La nostra città che amiamo, ce l’hanno distrutta. Taranto è bellissima ma per colpa di qualcuno é stata rovinata. Ho avuto fiducia nel Suo nuovo governo ma adesso dovete ricambiare questa fiducia con i fatti. Tutta questa rabbia che abbiamo é perché stiamo davvero male. La ringrazio, e aspetto una risposta e i fatti.
Gina Galeandro, lavoratrice delle ditte di pulizie nelle scuole statali di Taranto.

Tratto dal guestbook di Tifo è Amicizia




Castellaneta:s’indaga per omicidio colposo

5 05 2007

E’ una donna di 73 anni, Cosima Ancona, con quadro clinico meno grave degli altri pazienti deceduti nei giorni precedenti, ad aver certamente inalato protossido di azoto dalle mascherine, che avrebbero dovuto invece distribuire ossigeno, nella Unità di terapia intensiva coronarica dell’ospedale di Castellaneta. E’ quanto hanno accertato ieri i medici che, dopo il decesso della donna, hanno immediatamente chiamato i carabinieri e la magistratura. Otto morti sospette avvenute in una struttura sanitaria nuovissima, inaugurata nel febbraio 2005, collocata proprio di fronte al vecchio ospedale. Così come era nuovo il reparto, aperto solo il 20 aprile scorso dopo un anno di attesa perché mancavano i cardiologi. In 15 giorni su 21 pazienti otto sono deceduti in quel reparto da ieri posto sotto sequestro. E oggi il ministro della salute Livia Turco ha annunciato che i carabinieri dei Nas e gli ispettori del suo dicastero sono già al lavoro, in Puglia, per accertare la verità. “Sono sicura che rapidamente avremo accertata la verità dei fatti, noi faremo la nostra parte”, ha detto. Da Bologna anche il presidente del Consiglio Romano Prodi ha commentato la vicenda dell’ospedale di Castellaneta. “Deve essere fatta un’analisi precisa delle responsabilità. In questi casi non lanciamo né croci né assoluzioni prima di aver esaminato le cose. Occorre esaminare seriamente quello che è successo e provvedere di conseguenza”, ha detto ancora Prodi, che ha insistito sul fatto che al momento questo è “l’unico commento da fare”. Il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha annunciato che “la Regione Puglia si costituirà parte civile nei confronti di tutti gli ipotetici responsabili di questa vicenda”. “Il fatto che un reparto di alta specializzazione possa infliggere la morte invece che provare a dare la vita è un crimine. Ora sia fatta giustizia, vogliamo la verità a 360 gradi il prima possibile: nessuno è sotto tutela e tutti risponderanno delle proprie responsabilità” ha aggiunto Vendola. L’assessore alla Sanità della Regione, Alberto Tedesco, ha confermato l’errore. “Sicuramente è stata riscontrata una anomalia riconducibile all’erogazione di ossigeno che è stato sostituito con protossido di azoto, e questa anomalia è stata individuata al primo piano della struttura; qui le condutture sarebbero state scambiate e gli erogatori avrebbero erogato protossido di azoto e non ossigeno nell’ Utic”. Intanto il sostituto procuratore della Repubblica di Taranto, Mario Barruffa, titolare dell’inchiesta sulle morti sospette, ha disposto una serie di accertamenti tecnici, per individuare i responsabili della manutenzione del macchinario per la ventilazione dei pazienti, e il sequestro delle cartelle cliniche. Per il momento si indaga per omicidio colposo plurimo a carico di ignoti. “Ieri sera – ha detto Barruffa – ho eseguito personalmente un sopralluogo all’interno dell’Utic e ne ho disposto il sequestro per evitare che ci potessero essere manomissioni”. Nelle prossime ore il magistrato affiderà l’autopsia su Cosima Ancona, e farà notificare informazioni di garanzia. Quanto alla donna, ha destato sospetto nei sanitari il fatto che nell’anziana, il cui quadro clinico era meno grave degli altri, la concentrazione di ossigeno nel sangue diminuiva anziché aumentare malgrado fosse stata attaccata la mascherina. La morte di altri pazienti nello stesso reparto, infatti, non aveva destato particolari sospetti proprio perché le loro condizioni erano molto gravi. Ma dopo il caso della 73enne i medici hanno deciso di approfondire la situazione. Nel frattempo, da quanto si apprende dal direttore generale della Asl, Marco Urago, è stata avviata oggi una verifica interna su tutte le procedure messe in atto sulla apertura dell’Unità di terapia intensiva. Sarà anche fatta una verifica a tappeto su tutti gli impianti della Asl ed è stato dato il via a una indagine amministrativa interna. Ed ecco la replica il direttore generale della Asl di Taranto, Marco Urago: “Difenderò fino in fondo i miei medici e i miei infermieri che hanno agito nel migliore dei modi. Noi abbiamo tutte le carte del collaudo analitico, collaudo fatto a fine 2005 e da quel momento il reparto è rimasto chiuso. Lì dentro il protossido di azoto – continua Urago – non ci doveva entrare proprio”. Secondo il direttore quindi, la causa della diffusione di protossido di azoto anziché di ossigeno attraverso le mascherine poste sopra le spalliere dei letti non sarebbe da attribuire a possibili errori del personale sanitario dell’ospedale ma ad altre circostanze.

Tratto dal sito Repubblica.it


Nota di cronaca: nell’articolo firmato dalla giornalista Lorenza Pleuteri, i cittadini di Castellaneta vengono chiamati SALENTINI. (Salento a chi?)