Nicolas Bremec a Febbre a 90: “Voglio andare in serie B….ma con il Taranto”

28 01 2010

L’ultimo portiere, in questi anni, entrato nei cuori dei tifosi rossoblù è il tuo preparatore: Gianpaolo Spagnulo. Lui che conosce bene il pubblico di Taranto, cosa ti racconta dell’affetto nei confronti di colui che ha difeso i legni della porta ionica?

Ho saputo che Spagnulo, nella sua carriera, ha fatto molto bene a Taranto. Ho saputo del suo record di rigori parati (detiene, inoltre, il record d’imbattibilità in serie C. n.d.r.) ed è importante allenarsi con un allenatore-portiere che ha vissuto questo tipo di esperienze. Lui è una persona che non parla tanto, ma durante gli allenamenti si fa sentire e t’insegna tanto. Al di là della mia età, grazie a lui, continuo a migliorare come portiere.

Facendo un po’ di autocritica, sul piano tecnico, dove devi migliorare e invece qual è la tua caratteristica migliore?

Qualche anno fa il mio punto debole erano i cross, ma sto migliorando. In più quest’anno, con Giampaolo (Spagnulo n.d.r.) stiamo lavorando con una tecnica nuova sulle uscite e ciò mi aiuterà per le prossime gare e per il futuro.

Braglia, Brucato e ora Dellisanti. Come ha assorbito lo spogliatoio questi continui cambiamenti?

Sicuramente il sottoscritto ed il resto della squadra è dispiaciuta per l’esonero di Braglia e Brucato. Ma il calcio va avanti così; noi siamo dei professionisti e ci siamo messi in testa che dobbiamo finire questo campionato nel miglior modo possibile. Ci dispiace per gli allenatori che sono passati, ma dobbiamo guardare avanti e raggiungere obiettivi importanti.

Il Taranto deve trovare la continuità giusta sul piano dei risultati. Perché molti dei tuoi compagni hanno etichettato la partita contro la Spal più decisiva rispetto all’incontro di Rimini?

Dopo la sconfitta di Rimini abbiamo parlato tanto nello spogliatoio e ci siamo detti che dobbiamo affrontare le gare esterne in maniera diversa. Non possiamo ripetere, in futuro, gli stessi errori di Rimini. Dunque l’incontro di Ferrara rappresenta la partita della svolta. È una sfida importante: uno scontro diretto. Il Taranto arriva da un cambio in panchina, dall’inserimento di tanti giocatori nuovi e domenica giocheremo con un’altra mentalità. Inoltre, contro la Spal, dobbiamo cancellare la sconfitta dell’andata. Siamo consapevoli dei nostri limiti, ma dobbiamo centrare un altro risultato positivo.

In difesa, nel corso del campionato, il compagno di reparto di Migliaccio è spesso cambiato. Nocentini, Viviani, Prosperi e forse adesso Magnusson. A questo proposito quanto è difficile, con questi cambiamenti, trovare il giusto equilibrio?

Nell’epoca Braglia, ogni settimana, si ruotavano i difensori centrali. Per i miei compagni è difficile non giocare con continuità. Per me non cambia tanto, perché conosco bene le caratteristiche dei miei colleghi. Dunque sono tranquillo e ho piena fiducia. Ora il mister Dellisanti potrebbe puntare sulla coppia che ha giocato domenica. Si va avanti così e in caso di squalifica o infortunio entrerà Magnusson.

Hai la doppia nazionalità: spagnola ed uruguaiana. Come mai?

Sono nato a Barcellona, ma ho genitori uruguaiani. Ho vissuto a Barcellona per 12 anni e dopo, assieme alla mia famiglia, ci siamo trasferiti in Uruguay. Laggiù sono cresciuto calcisticamente e dopo i 24 anni sono partito per l’Italia.

Come sei arrivato in Italia?

Sono arrivato tramite un procuratore uruguaiano che aveva un contatto a Carrara e ho giocato subito, in porta, per la Carrarese.

Per il Taranto questo è un anno importante. Le tue prestazioni sono decisamente convincenti. Sappiamo che hai avuto proposte da formazioni di serie B. Qual è l’obiettivo di Bremec e dove vuole arrivare da qui a qualche anno?

Io sono arrivato a Taranto per vincere il campionato e giocare in serie B. Altrimenti avrei giocato con un’altra squadra. Si è detto ciò nel momento della firma sul contratto. Le voci di mercato mi fanno piacere, ma voglio tornare in B con il Taranto. Il futuro è tutto da scrivere, molto dipende da come finirà questa stagione. Il mio sogno è giocare in serie A. Vedremo: ho tanti anni di carriera e non smetto di sognare.

Qualche tuo compagno non si è trovato bene a Taranto. Per te questi problemi invece non sono mai esistiti. Confermi?

Confermo. Ho giocato in passato a Foggia: una piazza calda, ma c’è un altro modo di vivere. Qui a Taranto continuo a giocare per un’altra piazza calda con tanti luoghi meravigliosi. Mi trovo benissimo e non ho avuto nessun problema d’ambientamento.

Come mai questo Taranto incassa pochi gol in casa, solo 5, e ne subisce tanti, ben 13, in trasferta?

Questo è un problema. Dobbiamo migliorare in trasferta. E’ una questione di mentalità, perché tatticamente ci siamo comportati bene. Serve un diverso approccio alla gara: fuori casa dobbiamo esprimerci con più cattiveria agonistica; magari entrando in campo come se giocassimo in casa. Per questo abbiamo incassato 3 gol a Marcianise e 2 a Rimini.

L’arrivo di Dellisanti, in qualche maniera, può risolvere questo problema dell’approccio. Dellisanti ha dichiarato che non ci saranno differenze tra il modo di giocare in casa e fuori. Cosa ne pensi?

Speriamo sia così. Noi giocatori, al di là degli allenatori, dobbiamo cambiare qualcosa. Se non cambiamo la mentalità può allenarci anche Mourinho, ma i risultati non arrivano. Dunque dobbiamo cambiare testa e vincere fuori casa. L’arrivo di Dellisanti ha portato nuove energie positive per il futuro. A Ferrara, speriamo di replicare la vittoria di domenica scorsa.

Il Taranto, adesso, gioca con la difesa giocata a 4, ma ha giocato anche con la difesa a 3. Cosa cambia dal tuo punto di vista?

Con la difesa a 3 devo giocare, alle volte, più alto. E c’è molto più lavoro. Ma con la difesa a 4 mi sento più sicuro. Ho sempre giocato a 4: solo quest’anno, per la prima volta, ho giocato con la difesa a 3.

Qual è la tua considerazione sulla società ionica. È la più organizzata in cui hai lavorato?

Per fortuna ho giocato in serie B con Arezzo e Ascoli, ma in serie C esistono poche società come il Taranto. Noi giocatori sappiamo che non tutte le squadre sono organizzate e seguono sempre i giocatori. Economicamente il Taranto è una società molto puntuale e trovarmi in questa squadra, con queste condizioni, è un privilegio.

Domenica si prevedono 700 tifosi rossoblu a Ferrara, siete pronti a dimenticare la parentesi di Rimini?

Ci è dispiaciuto perdere a Rimini soprattutto per i tanti tifosi che ci hanno seguito. Alla fine si giocava in casa. Speriamo di vincere a Ferrara così i nostri tifosi potranno tornare a casa con un sorriso.

Da piccolo sognavi di giocare in porta oppure in un altro ruolo?

Un po’ portiere e un po’ attaccante. Mio padre, in Uruguay, giocava in porta ma non è arrivato al calcio importante. Dunque avevo nel sangue le caratteristiche da portiere. Dopo ho iniziato a giocare da attaccante e un giorno, mancando il portiere, sono passato in porta. Ho giocato bene e ho deciso, con tanto entusiasmo, di continuare a difendere i pali.

 

 
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